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[personal profile] yuu_kanda

COWT 14, settimana 1, Missione 1
Prompt:  storia scritta come un diario

 



La strada di casa

Mi hanno lasciato qui e la mamma ancora non arriva. Ormai si è fatto buio e sento tanto freddo. Ho paura a uscire fuori dalla scatola, anche solo avvicinarmi alla grata che la chiude mi fa rizzare tutto il pelo.

Si sentono tanti rumori brutti là fuori e passano luci accecanti che mi fanno male agli occhi, e vorrei solo poter abbracciare la mia mamma. Invece c'è solo il fondo della scatola in cui posso rifugiarmi e il calore del mio fratellino per farmi coraggio.

Ho tanta fame e nessuno ci viene a prendere. Mi sento così debole, anche il mio fratellino trema tutto.

Mamma dove sei? Ti aspettiamo. Arriva presto. Intanto provo a dormire un po', per risparmiare le forze.

 

Giorno due

 

Il mio fratellino piange e la mamma non è venuta a prenderci. Nessuno ci ha portato da mangiare e se per stasera saremo ancora soli dovremo per forza uscire a cercare del cibo.

Mi sono avvicinato alla grata, è solo accostata, non siamo prigionieri come pensavo.

Il mio fratellino crede che ci abbiano abbandonati a morire, che la mamma sia prigioniera degli umani o peggio, morta.

Io non ci voglio nemmeno pensare, la mamma verrà a prenderci, ne sono sicuro. Lei ci vuole bene, non permetterebbe mai che gli umani ci facessero del male. Me lo ha promesso e io le credo.

Il mio fratellino mi chiama, si sentono delle voci. Forse sono venuti a riprenderci! Vado a vedere, speriamo.

 

Giorno tre

 

Sono venuti a prenderci, ma non era la mamma. Hanno spostato la scatola, ora lei non ci potrà più ritrovare. Il mio fratellino è contento di avere da mangiare e di stare al caldo, ma io non voglio restare prigioniero qui, anche se si sta bene.

Anche se sono tutti buoni con noi, io voglio ritrovare la mia mamma. Lo so che ci hanno puliti, sfamati e portati da un umano che chiamano 'dottore'. Lui ci ha toccati ovunque e poi ci ha fatto ingoiare delle cose piccole e rotonde che hanno chiamato medicine. Ci ha messo anche delle gocce negli occhi e adesso non mi bruciano più. Ci vedo meglio e lo stesso dice il mio fratellino. Per quello è contento di stare qui, dice che ci vogliono bene, non come gli altri umani.

Ci fanno tante carezze, è vero, la pappa è buona e ci sono i giochini. Ci sono anche altri gattini come noi con cui giocare.

Sembra che questo posto tenga prigionieri tanti gattini rapiti, proprio come noi. Uno degli altri mi ha raccontato una storia simile alla nostra, anche lui è stato rapito dalla mamma e lasciato in una scatola. Questi umani lo hanno trovato e portato qui, come hanno fatto con noi.

Io non so quale sia il loro scopo, ma voglio trovare la mamma. Devo scappare da qui, anche se il mio fratellino non dovesse venire con me. Troverò la mamma e poi torneremo insieme a riprenderlo.

Devo riuscirci, devo. Ma per farlo devo essere in forze. È ora di mangiare, poi riposo un po' e domani esplorerò questo posto in cerca di una via di fuga.

 

Giorno quattro

 

Gli umani qui sono tutti gentili e non alzano mai la voce, però ci tengono chiusi in gabbie per la maggior parte del tempo. Sarà difficile esplorare tutto quanto subito, se continuano a farci andare nella grande sala con i giochi solo per qualche ora, come oggi.

Gli altri gatti continuano a dirmi di lasciar perdere, di non pensarci più, perché qui si sta molto bene e se gli umani che hanno la mia mamma ci hanno separati da lei, è certo che non vorranno mai riprendere in casa me e il mio fratellino. Secondo loro se mai dovessimo ripresentarci a casa dalla mamma, gli umani ci prenderebbero e cercherebbero di disfarsi di nuovo di noi. So che hanno ragione, lo so che se ci hanno lasciato al freddo in una scatola buia, con solo uno straccio per coprirci, è perché ci volevano morti e non avevano il coraggio di ucciderci con le loro mani. Eppure io non voglio darmi per vinto.

Se è vero che qui fanno i miracoli, che trovano nuove case ai gattini sfortunati come noi, allora se io riuscissi a trovare e far scappare via con me la mamma, forse potremmo avere un'altra possibilità. Potremmo trovare una casa in cui ci amino tutti insieme, non solo noi o solo la mamma.

Siccome siamo nuovi ci coccolano tutti, in particolare un umano dal pelo rosso, che viene sempre per primo a vedere come stiamo io e il mio fratellino. Lui ci sussurra sempre parole dolci nelle orecchie, ci fa tanti grattini sotto il mento e si diverte tantissimo a spingere piano col dito contro i nostri nasini. E dopo che lo fa ride. Ha un sorriso bellissimo, la stanza si illumina quando lui ride. Devo approfittarne, farlo affezionare a me, magari ci porta a casa sua e da lì potrei scappare via...

Oh! Già è ora di cena, ci chiamano. Almeno stiamo tornando in forze, mi servirà tutta l'energia possibile se dovrò affrontare un lungo viaggio nel mondo degli umani.

 

Giorno cinque

 

Si chiama Lavi, l'umano col sorriso bello. Oggi mi ha portato con sé mentre faceva il giro di tutti gli altri gattini malati. Siccome sono stato buono e sono rimasto fermo e tranquillo sulla sua spalla, mi ha detto che mi porterà ancora con lui perché sono proprio un bravo micino.

Se lui mi fa vedere come è fatto questo posto, forse posso trovare una via per scappare prima di quello che pensavo.

Gli altri umani hanno riso quando mi hanno visto seduto dritto sulla spalla di Lavi, hanno detto che ho una faccina furbetta e l'aria intelligente. Non so cosa voglia dire, ma sembravano sinceri e mi hanno fatto anche due carezze. Io non li ho morsi come fa il mio fratellino, così hanno detto anche loro che sono proprio un bravo micino.

Se riesco a farli innamorare tutti di me, magari mi aiutano con la mamma, quando glie la porto qui. Ci devo provare, devo ritrovarla. So che lei ci pensa ogni momento ed è tanto preoccupata per noi.

 

 

Giorno sei

 

Oggi Lavi mi ha portato con lui dappertutto. Ho visto quanto è grande questo posto, quanti gatti e gattini ci sono, anche quelli tanto tanto malati. Lavi è così buono a prendersene cura, gli ho dato una leccatina sulla guancia per dimostrargli la mia gratitudine e lui ha strofinato il naso contro il mio, sorridendo. Sembrava capire. È un umano intelligente, lui.

Mi ha portato anche a vedere fuori, perché questa grande casa ha anche un giardino tanto bello, pieno di fiori, piante e posti per noi gattini per riposare e giocare. Lavi mi ha preso con gentilezza dalla sua spalla e fatto scendere a terra, ma ho avuto un po' paura perché pure il giardino è tanto grande ed era pieno di persone. C'erano dei cani, così mi sono aggrappato a una delle gambe di Lavi. Lui si è messo a ridere e mi ha ripreso in braccio.

"Va tutto bene, piccolino," mi ha detto, e poi ha strofinato la mia testolina con la mano. Io gli ho fatto le fusa e lui mi ha dato un grattino sulla guancia, allisciandomi i baffi. Mi sono arrampicato di nuovo sulla sua spalla e Lavi mi ha fatto fare il giro del grande giardino.

Penso che da lì si possa scappare, devo capire come arrivarci da solo.

Quando l'ho raccontato al mio fratellino, lui mi ha detto che invece di pensare a scappare dovrei concentrarmi sul farci adottare tutti e due da Lavi. Forse ha ragione, staremmo proprio bene con lui, però io non riesco a rassegnarmi a non rivedere mai più la mamma.

Voglio fare almeno un tentativo, anche se ritrovare il suo odore in una città così grande è impossibile, anche se non sono nemmeno sicuro che dove sono ora sia nella stessa città dove era la nostra casa.

 

Giorno sette

 

Oggi Lavi mi ha pescato che cercavo di aprire la porta accostata per uscire da solo in giardino.

"Cosa vorresti fare?" Mi ha detto, guardandomi dritto negli occhi.

Aveva in braccio il mio fratellino e anche lui mi guardava con disapprovazione. Mi sono sentito come se avesse fatto la spia sul mio tentativo di fuga. Lavi ha scosso la testa ridendo e ha preso in braccio anche me. Dovevo avere un'espressione proprio buffa, perché non la smetteva di ridere e di strofinarmi la testa.

"Non ti piace qui?" Mi ha chiesto ancora, come se si aspettasse davvero una risposta. "Ti manca la mamma, vero?"

Quando mi ha fatto quella domanda ho alzato di scatto il muso verso di lui e gli ho fatto: 'Miao', sperando tantissimo che mi capisse. Lui mi ha rivolto ancora quel suo sorriso dolce e luminoso, come se avesse capito per davvero.

E poi d'un tratto ha detto: "Vorrei tanto aiutarti a ritrovarla, ma lo sai anche tu che è impossibile, vero?"

Lavi mi capiva! Lui sapeva quanto dolore provavo. Avevo ragione a volermi fidare di lui. Così gli ho fatto un altro 'Miao' e mi sono strusciato contro il suo viso, facendolo ridere ancora.

"Mi fai il solletico," ha aggiunto, cercando di evitare la mia lingua che lo raspava, ma io non volevo smettere. Così ha rimesso a terra con gentilezza sia me sia il mio fratellino. Ci ha fatto segno di restare fermi lì e si è allontanato, diretto verso la stanza in cui sta sempre l'umana a capo di quel posto.

È tornato con due ciotole di cibo e l'umana. Hanno confabulato e poi lui ci ha salutato. Speravo che restasse di più, volevo provare a fargli capire che ho bisogno del suo aiuto per cercare la mamma.

Pazienza, ci riproverò domani.

 

Giorno otto

 

Stamattina è venuta da noi l'altra umana. Per un momento ho avuto tanta paura, perché ha detto a un altro umano "Vuole occuparsene lui", e non capivo se fosse una cosa buona o cattiva o di chi parlasse.

Poi, dopo che avevamo mangiato, mentre giocavamo nella stanza grande è arrivato Lavi. E ci ha dato un nome! La mamma ancora non l'aveva scelto, ci hanno rapiti da lei troppo presto. Ma comunque i nomi in gattesco sono difficili per gli umani, la mamma diceva che averne anche uno umano è meglio.

Per me Lavi ha scelto Romeo, per il mio fratellino Tigro. Lo so, non sono molto originali, ma mi piacciono. E ho cercato di farlo capire anche a Lavi, quando me l'ha chiesto. Lui parla con noi come se si aspettasse sempre di essere capito e io gli rispondo miagolando e toccandolo con le zampette, per rassicurarlo che è così. A volte gli do pure qualche leccatina e mi strofino sulle sue mani. Oggi ero tanto contento del nome, così mi sono arrampicato su una gamba finché, protestando un po' - ha detto che le mie unghiette pungono - non mi ha preso in braccio e poi gli ho dato una testatina sulla guancia.

Ci ha anche dato da mangiare una cosa buonissima, una cremina che io e Tigro abbiamo leccato a turno da una specie di tubicino piatto che lui schiacciava con le dita. Però poi è andato via subito.

Ho sentito le umane che dicevano fra loro che si preoccupava troppo e che era tempo perso, ma non ho capito cosa e nemmeno se si riferissero a Lavi.

Spero che domani venga lui a svegliarci. Intanto, approfitto del tempo in questa stanza per guardare fuori dalle finestre e capire in che punto del giardino si uscirebbe, potendo scappare da qui.

 

Giorno nove

 

Lavi ci ha portati a casa!

Quando ce lo ha detto, non ci potevo credere. Tigro è stato super contento, tanto che si è fatto avanti per chiedere di essere preso in braccio, cosa che lui non fa mai. Non gli piace dare troppa confidenza agli umani, dice che ti tradiscono sempre e che la mamma lo sapeva. Però, anche se non lo dice, io lo so che Lavi piace tanto anche a lui, perché è buono e gentile e ci vuole davvero bene.

"Ho una sorpresa per voi," ci ha detto appoggiando quello che loro chiamano 'trasportino' per terra davanti a noi. "Andiamo a casa."

Tigro gli ha dato un morsetto piccolo di ringraziamento sul dito con cui lo accarezzava e poi è corso dentro trotterellando. Io gli ho dato una testatina contro la caviglia e sono entrato subito dopo. Lavi ci è rimasto, penso si aspettasse di dover faticare a convincerci a entrare in una cosa chiusa da una grata.

In realtà, mi era familiare e una volta dentro ho riconosciuto l'odore della mamma. Era la scatola in cui ci hanno trovato e dentro c'era anche la nostra copertina. Era stata lavata, ma l'odore della mamma si sentiva ancora.

Il viaggio è durato un po', ma Lavi ci ha parlato per tutto il tempo. Eravamo davanti, accanto a lui, e dai vetri vedevamo il cielo e i palazzi, e anche qualcosa delle altre macchine che ci passavano vicino.

Quando si è fermato e ha preso il trasportino per farci scendere aveva il solito sorriso gentile. Mentre arrivavamo alla porta ho visto che c'è un bel giardino recintato pure a casa sua, con due casette per gatti.

Dentro è molto bello, appena uscito dal trasportino sono subito andato sulla torre per vedere se dalla cima potevo saltare vicino alla finestra. Non so se Lavi abbia preparato tutte quelle belle cose apposta per me e il mio fratellino, ma sono davvero contento che sia andata così. Sul muro, sopra la torre, ci sono tante assi di legno, pure una specie di percorso che si muove quando ci sali e alcune scatole sospese con buchi per sporgere la testa.

Intorno ai pali che reggono la torre c'è arrotolata della corda, che è comoda per grattarmi le unghie. Tigro ha subito esplorato tutto, è molto felice di essere qui con Lavi. Si è anche scelto la cuccetta per primo, lasciandomi quella più lontana dal calduccio, ma pazienza. Ho vista sulla finestra, almeno.

Le ciotole per mangiare sono grandi e pulite, tutte per noi, e ce ne sono due solo per le crocchette, separate da quelle per la pappa da una fontanella dell’acqua. Non avevo mai avuto così tanto da mangiare, nemmeno quando ero ancora con la mamma.

Aspettami, mamma, adesso che ho una casa mia ti vengo a prendere, te lo prometto!

 

Giorno dieci

 

Oggi ho scoperto che Lavi non vive sempre da solo. C'è un altro umano che viene a casa e sembra essere molto importante per Lavi. Non ho capito bene come mai gli dia ordini, ma ho capito che non è contento di dividere la casa con noi o forse no, di dividere Lavi con noi. Il suo nome è Yuu.

Però non è cattivo, è solo una finta, l'ho visto come faceva i grattini a Tigro e lui nemmeno lo mordeva! A Lavi lo morde.

Comunque, credo che lo abbia invitato a casa per fargli conoscere noi, ed è rimasto parecchio sorpreso e anche un po' contrariato.

"Avevi promesso di non portarne mai uno a casa, ricordi?" Gli ha detto in modo brusco. "E questi qui sono due."

"Ma sono adorabili," gli ha risposto Lavi, con quel suo sorriso bellissimo.

Yuu si è coperto il viso con la mano e poi ha scosso la testa dicendo cose come 'con te non si ragiona' e 'sei senza speranza'.

Io però non sono d'accordo, Lavi è buono e sa quello che fa.

Alla fine credo che abbiano trovato un accordo, perché Lavi gli ha dato un bacio come fa con noi e Yuu ha fatto un mezzo sorriso, non troppo convinto, ma era un sì.

Quindi credo che restiamo tutti insieme.

Non siamo andati a dormire sul letto con loro perché si sono chiusi dentro, ma sono sicuro che domani sarà diverso.

Almeno io ci voglio provare a salire sul letto, sembra molto comodo. Per stasera la cuccetta è perfetta, morbida e comoda.

Buonanotte, mamma. Ti penso sempre. Mi manchi tanto.

 

Giorno undici

 

Oggi abbiamo fatto una bella colazione tutti insieme e poi Lavi ci ha detto che voleva portarci con lui per non lasciarci a casa da soli. Tigro come ha visto il trasportino è scappato a nascondersi, ma io no.

"Tu vieni?" Mi ha chiesto Lavi.

"Miao," gli ho risposto io. Lui ha scosso la testa e detto a Yuu qualcosa tipo 'io non volevo lasciarli soli, ma se Tigro non vuole venire non ho risolto niente, anzi. Lui mi resta proprio tutto solo'. Yuu ha fatto uno sbuffo contrariato e ha detto: "Resto io con lui, ho la mattinata libera."

Lavi gli ha buttato le braccia al collo, Yuu ha fatto resistenza, poi si sono baciati e Lavi mi ha teso la mano.

Voleva accarezzarmi, ma io mi ci sono aggrappato per fargli capire che volevo essere preso, perché stavo comodo sulla sua spalla, niente trasportino.

Ha capito subito e mi ha sorriso. "Sei proprio un bravo gattino," mi ha detto ancora.

Yuu ha storto il naso e ha sbuffato. Lui non sembra molto convinto che io li capisca quando mi parlano. Ma lo farò ricredere.

L'umana dell'Oasi Felina - lo chiamano così il posto che raccoglie i gattini rapiti alla mamma; loro dicono 'abbandonati', ma io non sono d'accordo - è rimasta sorpresa da quanto io sia buono e curioso. Ha detto anche che se non mi avesse preso Lavi l'avrebbe fatto lei, con tanto di dito premuto contro il mio nasino.

Non l'ho morsa solo perché altrimenti avrebbe potuto proibire a Lavi di portarmi con lui.

Ho potuto salutare tutti gli amichetti che mi sono fatto nel breve periodo in cui sono rimasto dentro quel posto e loro mi hanno subito detto che sono un po' invidiosi perché sono stato tanto tanto fortunato che Lavi si sia innamorato proprio di me e del mio fratellino.

Ho parlato - be' miagolato - con Lavi mentre facevamo pranzo e lui ha capito che voglio chiedergli qualcosa, solo devo trovare il modo di fargli capire cosa. Ma forse ho avuto un'idea, domani ci provo. Adesso c'è la cena cui dedicarsi, e dopo la giornata impegnativa che ho avuto oggi ho tantissima fame.

Una famona da leoncino, come dice Lavi.

 

Giorno dodici

 

Ha funzionato! Il mio piano ha funzionato, stamattina dopo colazione sono salito sul mobile accanto a quello dove Lavi ha messo il trasportino e ho aspettato che venisse a cercarmi per andare all'Oasi.

Ormai ha capito che Tigro sta benissimo a casa da solo, comodo e al calduccio e non è più preoccupato. Soprattutto perché sa che Yuu viene a controllare, anche se non lo ammetterebbe mai. Così io vado sempre con lui e siccome sa che lo aspetto, se non mi vede si preoccupa e viene a cercarmi. Quando mi ha visto sul mobile si è spaventato, perché ho fatto il movimento di saltare sul tetto del mobile, proprio sul trasportino.

Ha fatto una corsa! Ma io agitavo il culetto per finta, non avevo nessuna intenzione di saltare. Mi ha preso in braccio e fissato negli occhi con aria severa.

"Ti sei ammattito?" Mi ha chiesto. "Andiamo senza trasportino, ora perché lo vuoi?"

"Miao," gli ho risposto io e ho allungato una zampetta verso il mobile.

Lavi ha sospirato, mi ha messo a terra e ha preso il trasportino. Lo ha appoggiato davanti a me e si è portato le mani ai fianchi e poi mi ha detto: "Eccolo, è tutto tuo. Mi spieghi perché lo volevi?"

Io mi ci sono strusciato tutto intorno e poi con la zampetta ho toccato la grata e detto: "Miao". Lui ha sospirato di nuovo e l'ha aperta, ma io non sono entrato, ho continuato a fingere di voler infilare dentro solo la zampa. Allora si è un po' spazientito, lui che è sempre calmo e allegro e ha brontolato un 'mi farai fare tardi', però ha infilato la mano dentro. Il suo viso si è illuminato subito come ha capito a cosa mirassi.

"Questa volevi?" Ha detto in tono sorpreso. Mi ha messo davanti la copertina che era nel trasportino perché la potessi annusare e ha detto ancora: "Tu non sei un cane, lo sai vero?"

Volevo rispondergli: "Sì che lo so, ma che altro posso fare? Se voglio ritrovare la mamma, devo seguire il suo odore, e tu mi devi aiutare," ma mi è uscito solo un altro 'Miao'.

Lavi si è messo a ridere e mi ha preso in braccio. Io mi sono sbrigato ad arrivargli sulla spalla e lui ha riso ancora. Ha girato il viso verso di me e avvicinato le labbra al mio musetto. Io mi ci sono strusciato e lui ha detto: "D'accordo, ho capito, la mamma ti manca ancora tanto. Che ne dici se proviamo a cercarla? Dopo che abbiamo finito all'Oasi ti porto in un posto," o una cosa del genere. Parla così veloce che a volte mi è difficile capire tutto quello che mi dice.

Però dopo mi ha portato per davvero in quel posto, ed era il piccolo parco dove gli umani cattivi ci hanno abbandonato, me e Tigro. Io non lo avevo riconosciuto, ero dentro la scatola-trasportino e vedevo solo le luci spaventose dalla grata, me lo ha detto Lavi che era quello il posto. Mi ha lasciato guardare e annusare, ma l'odore della mamma non c'era e nemmeno quello degli umani cattivi.

Ho sollevato il musetto verso Lavi e lui ha scosso la testa.

"Vedi?" Mi ha detto. "Non è mica facile trovare la tua mamma."

"Miao!" Ho risposto io, e lui ha sbuffato piano.

"Non ci arrendiamo mica, sai," ha detto, e ha indicato in alto. "La vedi quella? Quella telecamera riprende le cose che succedono qui e scommetto che dai filmati possiamo vedere almeno la macchina che vi ha scaricati qui, se non addirittura chi lo ha fatto."

Io non ci potevo credere, ero così felice che gli sono corso incontro e gli sono saltato sui pantaloni, arrampicandomi in un lampo fino a tornargli sulla spalla.

Lavi ha protestato un po', lamentandosi per le mie unghiette pungenti, ma mi ha dato lo stesso un bacino sul naso e mi ha detto di nuovo che sono tanto intelligente e sembra che capisca quello che mi dice. Io gli ho dato una leccatina sulla guancia e lui ha sorriso e ha detto: "Ho un amico molto intimo che lavora in un posto che potrebbe esserci molto d'aiuto. Andiamo subito da lui, gli mando un messaggio. Non vuole che lo chiami sul lavoro."

Io lo sapevo che stava parlando di Yuu, quindi non mi sono sorpreso quando siamo entrati alla stazione di polizia e lui ci è venuto incontro.

Ha protestato parecchio quando Lavi gli ha chiesto di vedere i filmati delle telecamere comunali che sono nel parco dove mi hanno trovato, ma Lavi è 'cocciuto come un mulo', ha detto Yuu e alla fine ha ceduto. Ma solo perché abbandonare gattini è un reato e quindi poi apriva una denuncia e aveva la giustificazione per vedere i filmati delle telecamere. Gli ha anche detto: "A casa mi aspetto che mi dimostri la tua gratitudine." Non so cosa intendesse, ma la sua espressione era molto minacciosa.

Lavi voleva ringraziarlo con un bacio, ma Yuu non si è fatto toccare e gli ha detto di levarsi dai piedi, anche se in realtà non era nemmeno riuscito ad avvicinarsi dietro la scrivania. Io a volte gli umani proprio non li capisco.

Comunque ha promesso di dirgli cosa scopriva a cena e così siamo tornati a casa. Lavi era tutto eccitato perché si sente un grande investigatore per aver avuto quell'idea. Yuu è arrivato un po' in ritardo per la cena, ma aveva un'espressione soddisfatta, deve aver scoperto qualcosa.

Adesso loro stanno mangiando e pure io e Tigro, spero che domani ci siano buone notizie.

Per stasera li lascio tranquilli, che Lavi sembra avere cose da farsi perdonare ed è meglio non interferire.

Gioco un po' con Tigro e poi vado a dormire.

 

Giorno tredici

Oggi è stata una gran giornata, sono davvero felice. Abbiamo trovato la casa! Lavi ha detto che siamo stati tanto fortunati, ma io credo che sia tutto merito suo e della buona volontà che ci ha messo per cercare di aiutarmi.

Ma andiamo con ordine, quando mi sono svegliato ancora non sapevo che avrei rivisto la mia mamma, anche se solo da lontano.

Io e Tigro abbiamo fatto colazione come al solito, nel nostro angolino, e io sbirciavo di tanto in tanto il tavolo al quale sedevano Lavi e Yuu. All'inizio mangiavano in silenzio, poi Lavi ha iniziato a fare domande e Yuu si è irritato, come suo solito. Però ha risposto e gli ha lasciato delle carte, con la raccomandazione di 'non fare cazzate', qualunque cosa voglia dire. Lavi ha giurato sul suo onore e Yuu lo ha salutato con un bacio.

Dopo che lui è uscito Lavi è venuto da me e Tigro e ci ha detto che sapeva chi ci aveva lasciati nel parco e aveva un indirizzo e un nome. Ha aggiunto che aveva promesso a Yuu di non andare là e soprattutto di non entrare in contatto con quella gente senza la presenza della polizia, per cui non avremmo potuto entrare a vedere se la mamma fosse davvero lì.

Però nulla ci impediva di andare vicino alla casa per guardare da lontano senza attirare l'attenzione, giusto per capire se magari da fuori ci fossero indizi della presenza di un gatto.

Io ho risposto 'Miao', Tigro invece mi ha detto che sono pazzo e che era troppo pericoloso, ma io ci sono andato lo stesso con Lavi.

Prima, come ogni giorno, doveva fare il suo turno di lavoro all'Oasi felina, ma mi ha promesso che poi, appena finito, saremmo andati a vedere, senza fare le 'cazzate' contro cui lo aveva ammonito Yuu.

E così abbiamo fatto. Non era ancora tramontato il sole, così ho guardato tutto il paesaggio, per essere sicuro di ricordarmi la strada nel caso si renda necessario che io ci torni da solo, a liberare la mamma. Ci abbiamo messo un sacco di tempo, quella casa è tanto lontana, non ce l'avrei mai fatta a ritrovarla senza l'aiuto di Lavi. Sono stato davvero fortunato a incontrarlo.

La casa non è grande, però ha un bel giardinetto. Chissà perché ci hanno rapiti alla mamma, due gattini in più ci stavano senza problemi e poi noi siamo anche bravi e puliti e nemmeno mangiamo tantissimo.

Comunque, siamo scesi dalla macchina, o meglio, Lavi è sceso. Io ero ben saldo con le unghiette piantate nella sua 'giacca preferita', come si è lamentato subito dopo che mi sono sistemato per non scivolare giù.

Lavi è un furbetto quasi più di me, si è fermato vicino alla cancellata facendo finta di accendersi una sigaretta, anche se lui non fuma. Deve essersi fatto prestare quella robaccia che chiamano 'svapo' o quel che è. "Almeno non mi intossico," ha borbottato a un certo punto dopo aver dato un colpo di tosse. "Però fa schifo forte."

Anche io ho starnutito, in effetti quella roba ha un brutto odore. Dalla spalla di Lavi io ero abbastanza in alto per guardare la casa, ma non abbastanza vicino da distinguere bene chi ci fosse dentro. Anche Lavi cercava di sbirciare, girando la testa con circospezione, sempre fingendo di fumare. Però continuava a borbottare fra sé, per cui ho capito che nemmeno lui riuscisse a vedere granché.

Ha fatto qualche passo avanti e indietro, poi il giro della casa, così ho notato la gattaiola. Non potevo certo rischiare a infilarmi dentro la casa, però potevo entrare in giardino, al massimo mi scacciavano come un gatto randagio qualunque, perché di certo non mi avrebbero riconosciuto e meno che mai avrebbero potuto capire cosa fossi andato lì a fare.

Così ho strusciato il musino sul collo di Lavi e gli ho fatto 'Miao' piano dentro l'orecchio, e lui ha subito pensato che fossi stanco di starmene fermo lì. Mi ha detto: "Abbi pazienza, ancora qualche minuto e poi andiamo a casa."

Ma io non intendevo quello, così mi sono mosso per cercare di scivolargli sul braccio, e allora ha capito che volevo scendere.

"Devi fare la pipì?" Mi ha chiesto.

Io ho risposto con un 'Miao' e lui l'ha preso per un sì, e mi ha messo per terra. Con sua grande sorpresa io invece sono corso via, infilandomi nella siepe e sbucando nel giardino. Non ho visto che faccia abbia fatto, povero Lavi, ma sono sicuro che avrebbe voluto urlarmi dietro, solo che non poteva, altrimenti nella casa lo avrebbero sentito e sarebbe successo un guaio.

Doveva fidarsi di me e immagino che alla fine si sia rassegnato a farlo e ad aspettarmi lì, davanti alla casa, perché è lì che l'ho ritrovato al ritorno.

Una volta nel giardino ho raggiunto in fretta il muro della casa e annusato tutto il perimetro fino alla gattaiola: l'odore della mamma era dappertutto! Lei era lì o almeno ci era stata, perché non ho sentito né un suo 'Miao' né ho potuto vederla. Sono saltato sul davanzale delle finestre più basse o meglio ci ho provato, ma sono ancora troppo piccino e non sono riuscito a salire su nessuna, tranne una che aveva un grosso vaso di fiori sotto.

Sono saltato su quello e da lì mi sono potuto arrampicare sul davanzale per guardare nella stanza. C'era il fuoco acceso dentro e una donna era in piedi davanti a un mobile. Più in là c'era un tavolo con intorno quattro sedie e su una di quelle un gatto, ma era lontano, troppo perché potessi capire se quel gatto somigliasse o no alla mamma. Però mi dava una grossa speranza.

Sono tornato di corda da Lavi, che quando mi ha visto sbucare dalla siepe si è messo le mani nei capelli, rossi e ribelli come il mio pelo, per la gioia. Mi ha subito preso in braccio e stretto al petto. Quasi piangeva, poverino, l'ho spaventato a morte.

"Non farlo mai più," mi ha sussurrato. "Ho creduto che volessi scappare via da me, di averti perso e non potevo nemmeno chiamarti. Andiamo a casa, lasciamo che ci pensi Yuu a questa gente."

Io mi sono strusciato contro il suo viso e gli ho fatto le fusa, e lui ne è stato contento. Sulla strada di casa non ha smesso un momento di accarezzarmi, l'ho spaventato proprio tanto. Mi ha anche dato doppia razione di cena, per ricompensarmi di essere tornato, credo.

Ora, anche se Tigro continua a dire che la mamma è morta e di lasciar perdere, devo convincere Lavi a tornare là e aspettarmi fuori mentre io entro nella casa per parlare con quel gatto. Se è la mamma, verrà via con me, ne sono sicuro.

Resisti, mamma. Vengo a prenderti.

 

Giorno quattordici

 

Era proprio la mamma!

Ora sono sicuro e posso agire e Lavi mi aiuterà se tutto va secondo i miei piani.

Stamattina Yuu si è presentato a sorpresa a casa nostra. A lui non piace alzarsi presto, per cui ho capito subito che c'era dietro qualcosa di molto importante, se aveva deciso che non potesse aspettare di finire il turno per dirglielo e, soprattutto, se voleva farlo di persona e non per messaggio.

Dalla faccia che ha fatto Lavi si capiva che anche lui lo avesse pensato. Si è affrettato a farlo entrare, ma Yuu non ha voluto spogliarsi, ha detto che era una cosa di cinque minuti e che doveva per forza arrivare alla centrale di polizia il prima possibile.

Non ho sentito cosa gli abbia detto, ma il viso di Lavi si è rasserenato, per cui non doveva essere niente di grave. Poi Yuu è tornato per cena e sembrava tutto a posto.

Però Lavi mi ha detto che quelli che ci hanno abbandonato pagheranno per quel reato, ma che non c'erano molte possibilità che ci riprendessero con loro. Il suo viso era molto triste mentre me lo diceva, come se sapesse che capivo e che mi stava dando un dolore. Io però avevo altri piani, per cui non mi sono preoccupato più di tanto.

Sono andato con lui all'Oasi felina come al solito, non volevo che si insospettisse, avrebbe potuto ostacolare la mia fuga. Poi, quando siamo tornati a casa ed è arrivato Yuu per cena, mi sono avvicinato al tavolo per ascoltare.

Gli ha detto che hanno notificato la multa alla famiglia di quella casa, che loro hanno confessato e detto che gli dispiaceva per i gattini, che erano felici che fossero vivi eccetera, ma che non li volevano indietro. Non ci vogliono.

Ecco perché Lavi mi aveva fatto quel discorso stamattina. Non fa niente, domani ci penso io alla mamma. So la strada dall'Oasi a quella casa, be', più o meno; se scappo mentre Lavi è impegnato lui mi verrà a cercare. Lo farà con Yuu e sono sicuro che indovinerà dove sono andato.

Ce la posso fare! Manca poco, mamma. Presto saremo di nuovo tutti insieme.

 

Giorno quindici

 

Non è andata proprio come l’avevo immaginata. Né male né bene, si potrebbe dire. Però sono felice lo stesso. Ma andiamo con ordine.

Anche se Tigro era contrario, io l'ho salutato e gli ho chiesto di augurarmi buona fortuna. Gli ho promesso di tornare da lui in ogni caso e poi ho seguito Lavi fino alla porta di casa, trotterellando come al solito.

Come ogni giorno una volta all'Oasi, dopo aver fatto il primo giro dei gattini malati, Lavi mi ha lasciato nella sala comune dove i gattini giocano insieme e gli umani che li vogliono adottare si fermano a giocare con loro.

Seguendo il mio piano, mi sono allontanato e nascosto vicino a una delle porte. Scivolare dentro appena qualcuno l'ha aperta è stato uno scherzo, specie perché io sono piccino. Da lì ho fatto una corsa fino all'ingresso e sono passato fra le gambe di tutti gli umani, galoppando fuori dall'Oasi fino al giardino. Una volta fuori dalla casa è stato facile seminare tutti gli umani che mi inseguivano.

Mi faceva male il cuoricino pensando a Lavi, a come si sarebbe spaventato e alla sua disperazione, ma ero anche sicuro che avrebbe capito e che mi avrebbe subito cercato nel posto giusto. Magari non così subito, visto che a me ci sarebbero volute molte ore per arrivarci.

Poi mi è venuta una bellissima idea: avrei preso l'autobus come gli umani! Ne avevo visti parecchi passare, mentre con la macchina andavamo dall'Oasi alla casa dove sta la mamma.

Dovevo solo azzeccare la direzione, non sembrava difficile. Andavano nello stesso senso delle automobili, no? Mi sono messo ad aspettare vicino a un cartello davanti al quale c'erano già in attesa alcuni umani e dopo un po' l'autobus è arrivato e io sono salito dietro di loro.

Mi guardavano tutti con meraviglia, ma non si sono arrabbiati come credevo, anzi. Alcuni mi hanno accarezzato, chiedendomi dove fossi diretto. Eh, già, da terra non riuscivo a vedere a che punto della strada eravamo ed era troppo alto il posto dov'era il vetro grande perché io riuscissi a salirci.

Così sono andato dall'autista, gli umani chiedono informazioni a lui, no? Gli sono saltato sul braccio mentre cambiava la marcia e poi sulle gambe. Lui ha quasi frenato di colpo per la sorpresa e poi mi ha detto: "E tu che ci fai qui, piccolino?" Io, ovviamente, gli ho risposto 'Miao', e mi sono avvicinato al finestrino per guardare fuori. "Vai di fretta?" Ha detto l'autista, ridendo. "Dove devi scendere?"

Magari avessi potuto dirglielo. Però proprio in quel momento siamo passati davanti a una fila di alberi altissimi e sottili. Io me li ricordavo, Lavi aveva girato con la macchina proprio dopo quel punto. Sono saltato giù dalle gambe dell'autista e mi sono avvicinato alla porta.

"Ehi, autista!" Ha gridato un umano. "Il gattino deve scendere."

E lui si è fermato per davvero. Mi ha aperto la porta e, mentre scendevo, mi ha detto: "Buona fortuna, piccolino!"

Gli umani non sono tutti cattivi. Però è meglio non fidarsi subito, ecco.

Mi sono guardato intorno e ho trovato in quale strada andare. Secondo i miei ricordi, non ero tanto lontano dalla casa della mamma. Per fortuna che Lavi non aveva ancora capito, altrimenti me lo sarei trovato già lì, arrabbiatissimo con me, ad aspettarmi. E allora sarebbe stato molto più complicato farlo collaborare come mi serviva.

Mentre risalivo la strada, da dietro la curva di una viottola laterale è spuntato un grosso gatto tigrato, rosso come me. Mi sono fermato, sulla difensiva, perché non potevo dire se fosse amico o nemico. Lui mi ha guardato con curiosità, forse perché sono anche io tigrato rosso, e mi è venuto incontro miagolando: "Non voglio farti male, tranquillo."

Con mia grande sorpresa conosceva la mamma! Quando gli ho detto che cercavo una casa lì vicino e che mi avevano rapito da lì molti giorni prima, ha subito capito e mi ha detto, commosso: "Sei uno dei cuccioli di Arabella! Come sono contento di vederti vivo e lo sarà anche lei, era preoccupata da matti. Io sono Isidoro. Vieni, ti accompagno."

Non fosse stato per lui ci avrei messo un bel po' di più a ritrovare la casa. Mi ha anche fatto vedere dove dormiva di solito e spiegato come chiamarla per farla uscire in giardino. Dovevano essere buoni amici se la conosceva così bene. Io gli ho raccontato la mia odissea e come ho nominato l'Oasi mi ha subito detto quanto fossi stato fortunato che mi avessero trovato loro. Mi ha anche detto che avrei dovuto restare col mio nuovo umano, perché questi qui a lui piacevano molto poco. E chissà, forse aveva ragione Tigro, allora. Però io volevo provarci lo stesso e come gli ho detto cosa volessi fare, Isidoro si è detto d'accordo, sebbene fosse chiaro che perdere la mia mamma lo rendesse triste.

"Se il tuo piano è quello di portarla via con te, ti aiuterò," mi ha detto.

Siamo entrati in giardino da un buco nella siepe che io il giorno prima non avevo proprio notato, forse perché era nascosto nella parte della cancellata che è sul retro della casa. Si è avvicinato alla finestra da quel lato, è saltato sul davanzale e ha toccato il vetro con la zampa a unghiette sguainate, così da far rumore. E la mamma è salita anche lei sul davanzale dalla sua parte!

Prima ha spalancato la bocca per la sorpresa e poi mi ha guardato con grandi occhi commossi. Ha fatto un 'Miao' ed è scesa giù di corsa.

Ho pensato non mi volesse vedere, ma Isidoro è sceso anche lui e mi ha fatto segno di seguirlo fino a un punto della siepe che restava nascosto alla casa grazie al grosso tronco di un albero. La mamma è spuntata poco dopo da dietro l'angolo della casa e ci ha raggiunto.

"Come hai fatto a ritrovarmi!" Ha miagolato, iniziando a leccarmi per la gioia.

Le ho raccontato la stessa storia che avevo detto a Isidoro e lei ha scosso la testa, incredula.

"Sei un micetto molto coraggioso," mi ha detto.

Io volevo solo poter dormire di nuovo nella stessa cuccia, scaldato dal suo pelo, con il mio fratellino accanto. Di nuovo tutti insieme, finalmente.

Stavo per dirle del mio piano per portarla via da lì, quando il rumore di voci appena fuori dal cancello mi hanno fatto drizzare le orecchie. Lavi era finalmente arrivato, giusto in tempo perché il mio piano funzionasse alla perfezione. Però non avevo fatto i conti con la lealtà della mia mamma.

Quando le ho detto cosa volevo fare, lei mi ha detto che non poteva venire con me. Non voleva abbandonare la sua umana, quella buona. Erano stati il papà e la mamma di lei che ci avevano portati via contro il suo volere, ma lei era troppo giovane per proteggerci, doveva ubbidire e non aveva potuto salvarci. Avrebbe sofferto troppo perdendo anche la mia mamma.

Un po' mi veniva da piangere, però la capivo. Lei mi ha detto che voleva conoscere Lavi, vedere com'era l'umano buono che mi avrebbe protetto al suo posto per il resto della mia vita.

Insieme a Isidoro, siamo andati al cancello d'ingresso. Lavi e Yuu erano lì che discutevano animatamente. Lavi voleva entrare a riprendermi e Yuu cercava di farlo ragionare, perché non avevano nessuna prova che io fossi davvero lì.

"Miao," ho detto per attirare la loro attenzione e subito Lavi ha afferrato le sbarre del cancello, piangendo senza ritegno.

"Mi hai fatto morire di paura," mi ha detto, allungando una mano per cercare di prendermi.

"Vai," mi ha detto la mamma. "Ora so che siete in buone mani e non ho più niente di cui preoccuparmi."

Isidoro e la mamma mi hanno seguito con lo sguardo attraversare la cancellata e Lavi mi ha subito preso in braccio. Quasi mi stritolava da quanto era agitato e felice di riavermi con lui.

Poi Yuu ha suonato il campanello e si è fatto riconoscere come poliziotto. Gli umani si sono subito mostrati rispettosi e lo hanno ascoltato. Lui gli ha spiegato la situazione, raccontato di come io e il mio fratellino siamo stati salvati e di quanto ci mancasse la mamma.

Poi, sotto lo sguardo sbigottito di Lavi ha proposto loro che Lavi potesse portarci in visita dalla mamma in cambio di una riduzione della multa e delle accuse per averci abbandonato.

E, per quanto possa sembrare incredibile, loro hanno detto di sì! Potrò vedere la mia mamma una volta alla settimana, come gli umani fanno quando si separano. Non è proprio come avevo previsto che funzionasse il mio piano, ma così vinciamo tutti.

La mamma è stata contentissima di sapere che avrebbe potuto vederci crescere. Le ho dato una toccatina di naso contro naso e poi lei mi ha leccato tutto il musetto. Poi si è avvicinata a Lavi e lui si è accovacciato al suo livello, come se sapesse con precisione cosa lei volesse fare.

"Avrò cura dei tuoi micini, te lo giuro," le ha detto, accarezzandole la testa.

"Miao," ha risposto lei, per dirgli 'ti prendo in parola'.

Poi ci siamo salutati e io, Lavi e Yuu siamo saliti in macchina. Ma la rivedrò sabato prossimo.

Non vedo l'ora di dirlo a Tigro, appena arriveremo a casa.

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